Dalle borgate di Pasolini ai ghetti metropolitani: le periferie nel cinema contemporaneo. Una rassegna itinerante (e gratuita)


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Nel quarantennale della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, UCCA ha ritenuto necessario scandagliare uno dei tratti distintivi della sua poliedrica ed eclettica traiettoria creativa. In particolare, del Pasolini cineasta, ha ritenuto interessante soffermarsi sullo sguardo “empatico” che il grande intellettuale dedica al sottoproletariato urbano in capolavori come “Accattone“, “Mamma Roma” e “Uccellacci e Uccellini“. Titoli nei quali è evidente l’identificazione dell’autore con la sofferenza di umili e reietti e al tempo stesso l’esaltazione del prorompente vitalismo degli emarginati delle borgate romane.

Ma, a distanza di alcuni decenni, il concetto e il modello stesso di “periferia” sono profondamente mutati.

Il vertiginoso sviluppo industriale, i flussi ininterrotti di immigrazione verso le aree urbanizzate, la costruzione intensiva di quartieri residenziali per le classi meno abbienti, hanno dato vita ad una sorta di “città diffusa”, multiforme e contraddittoria, fatta di vecchi quartieri di edilizia pubblica e complessi borghesi in decadenza, case sparse in centri suburbani o rurali e settori degradati del centro storico.

In definitiva, un continuum articolato in infinite declinazioni, da cui è completamente assente ogni senso di appartenenza, che si è trasformato di fatto in un semplice indicatore spaziale al quale vengono comunemente associati disagio esistenziale, senso di emarginazione e degrado, carenze di servizi e infrastrutture, insicurezza, microconflitti e tensione sociale, frequentemente di origine interetnica e razzista.

E’ ciò che accade nelle banlieus parigine, nei barrios e nelle favelas sudamericane e negli slums londinesi.

E se è vero che un film come “L’odio” di Mathieu Kassovitz (1995), con la celebre, beffarda metafora dell’uomo che cade da un palazzo di 50 piani che, per farsi coraggio, ripete compulsivamente a se stesso “Fino a qui tutto bene”, ha avuto una formidabile risonanza planetaria, è altrettanto vero che il tema delle periferie urbane è sempre più presente nelle cinematografie europee e internazionale.

Prendendo come punto di partenza la lezione pasoliniana, UCCA si è proposta di indagare e sviscerare il tema, scegliendo quattro titoli provenienti dalle recenti produzioni italiane ed estere, ospitate ai principali festival internazionali, per una breve circuitazione (gratuita) nella rete delle proprie associazioni, a partire da quelle situate nelle aree più periferiche e disagiate del Paese.

I titoli sono:

L’odore della notte di Claudio Caligari (1998)

La schivata di Abdellatif Kechiche
(2003)

This is England di Shane Meadows
(2006)

Pelo Malo di Mariana Rondon (2013)

 

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